Presentazione di ‘La llavor sembrada’, memorie del fondatore del CIEMEN, Aureli Argemí

Il fondatore e presidente emerito del CIEMEN, Aureli Argemí, ha presenta lo scorso 29 novembre il libro delle sue memorie, LA LLAVOR SEMBRADA (Il seme seminato), le memorie del fondatore del CIEMEN appunto, pubblicate in catalano dalle Edizioni Portic, che ripercorre la sua traiettoria religiosa, calturale e politica, dalla sua infanzia a Sabadell fino al momento attuale.

La conferenza, che si è tenuta nella Sala conferenze del CIEMEN a Barcellona, è consistita in una conversazione tra Argemí, il sociologo Salvador Cardús e la giornalista Teresa Carreras su questo libro di circa 600 pagine, la cui gestazione è durata quasi un decennio.

Aureli Argemí (nato a Sabadell nel 1936) fa parte della storia viva della Catalogna dei secoli XX e XXI: dalla sue prime mosse come monaco di Montserrat, dove fece parte del gruppo più inquieto e rinnovatore dell’abbazia, a quando accompagnò in esilio l’abate Escarré e, in seguito, trovo rifugio nella comunità di Cuixà, in Rossiglione, nei Pirenei francesi.

Nei suoi anni italiani, Argemí fondò il CIEMEN nel 1974, associazione a favore dei diritti di tutti i popoli “minorizzati”, che prossimamente terrà il suo cinquantesimo anniversario. Argemí è stato anche promotore della CRIDA (Chiamata) degli anni ottanta e uno dei fondatori della Piattaforma per il Diritto a Decidere, organizzazione che ha convocato le prime dimostrazioni indipendentiste di massa, nonché dell’Assemblea Nazionale Catalana. Il suo carattere gli ha permesso di essere un “uomo ponte” imprescindibile tra diversi settori dell’indipendentismo, catalano e internazionale.

La vita di questo catalano universale è stata dedicata alla difesa di tutte le lingue e nazioni senza stato, oltre alla catalana. L’ambito internazionale è stato il terreno in cui si è mosso per decenni. Ha dunque coltivato le relazioni della società civile catalana con comunità nazionali di tutte le parti del mondo, cominciando con quelli d’Italia e di Francia durante il suo esilio (Aosta, il Friuli, l’Occitania, la Sardegna, la Bretagna…) e, nello stato spagnolo, in Catalogna, in Galizia, in Euskadi, e, inoltre, con i gallesi, gli sloveni, gli armeni, i curdi, gli amazigh, gli eritrei, come come racconta lui stesso nel libro.

Molti di noi, di LingueEmergenti, lo conoscono da decenni e lo hanno aiutato e accompagnato nelle sue lotte per la liberazione nazionale e linguistica.

In questa occasione, gli auguriamo tantissimi anni ancora di vita e produzione culturale e politica, nella nostra lotta comune.

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